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Le vicende che hanno interessato il sistema bancario internazionale e quello nazionale nell'ultimo anno sono emblematiche di una anomalia insopportabile e non ancora superata.
Una intera classe dirigente, composta da Amministratori e Manager delle Istituzioni finanziarie, la più pagata al mondo, la più potente e riverita ha completamente fallito la propria missione. Non comprendendo le dinamiche evolutive della Società, ubriacatisi di gigantismo, dimentichi del ruolo e dei compiti sociali propri dell'attività bancaria, hanno speculato su tutto e su tutti finendo per ridurre il sistema ad un passo dal collasso.
Il danno provocato è stato enorme. Gli investimenti dei Soci – azionisti gravemente compromessi o azzerati, il credito alle aziende e ai privati rarefatto e rincarato, i bilanci degli Stati disastrati, ingentissime risorse sottratte per converso al mondo dell'industria, del lavoro e del welfare.
La situazione non è ancora, sfortunatamente, esaurita nelle sue complesse implicazioni negative, ma già ora si possono trarre alcune considerazioni di ordine generale:
1.- Nonostante l'evidenza del disastro, non un Amministratore o Manager di alto livello di una qualsiasi Banca si è sentito in dovere di chiedere scusa almeno ai propri azionisti, di ammettere gli errori commessi e di dimettersi spontaneamente.
2.- Salvo rare eccezioni, nessun Amministratore o Manager di alto livello ha colto l'imperativo categorico di ridursi i milionari ed astronomici compensi percepiti; tanto la situazione ha raggiunto livelli di scandalosa insopportabilità che il Presidente Obama si è sentito in dovere di rimarcare la inaccettabilità di siffatti comportamenti.
3.- Sempre salvo ancor più rare eccezioni nessun Amministratore o Manager di alto livello ha riconosciuto la necessità di una radicale inversione di rotta, l'opportunità di nuove regole ed Autorithy atte a prevenire la reiterazione di simili catastrofi e la doverosità morale di non far pagare alla clientela più indifesa e debole il gigantesco conto che si profila.
Questi peccati di miopia, strabismo ed egoismo, hanno interessato in vario modo e grado tutti gli Istituti bancari, di talché non è più neppure utile od opportuno perdersi in comparazioni o paragoni tra chi è stato il meno peggio.
Noi, che da oltre un anno abbiamo cominciato a mettere a nudo quelli che riteniamo errori di strategia compiuti a partire dal 2000 dal Management della Banca Popolare dell'Emilia Romagna, consideriamo pertanto più importante, nella prossima assemblea di nomina di sei membri del C.d.a. e del Collegio Sindacale, anziché rimarcare errori e inadeguatezze, illustrare compiutamente i rimedi che occorre mettere in campo per recuperare un assetto ideale per il nostro Istituto.
Ripristinando quel modello di Banca Territoriale Regionale, tanto pervicacemente perseguito dai grandi Dirigenti del passato e altrettanto platealmente abbandonato dal Consiglio di Amministrazione e dall'Alta Dirigenza della Banca Popolare dell'Emilia Romagna nell'ultimo decennio.
Non vi è alternativa a questa svolta se si vogliono valorizzare le azioni e gli investimenti dei Soci, garantire credito alle nostre popolazioni e imprese, assicurare uno sviluppo sano e graduale, mantenere inalterati ed anzi migliorare gli attuali livelli occupazionali.
Nell'articolo che segue viene data compiuta informazione di come sia stata investita nello sviluppo extra regionale, con acquisti di partecipazioni, di sportelli e in finanziamenti erogati a Società estranee alla nostra tradizione, alla nostra cultura e al nostro territorio, la rilevante somma di E. 2.333.000.000,00 circa, pari, è bene ricordarlo, a £.4.500 miliardi di pochi anni fa.
Tutti i Soci leggendo i dati esposti potranno così rendersi da soli conto se valesse davvero la pena perseguire il modello di sviluppo scelto dal C.d.a. e se gli investimenti fatti siano risultati coerenti ed oculati; e quanto possano avere inciso sul deprezzamento del valore del titolo.
Sulla base di questa valutazione, esaminato il programma alternativo proposto dalla nostra ASSOCIAZIONE e considerate le eventuali rettifiche alla strategia attuale che i candidati espressione diretta e indiretta del C.d.a. avessero ad accettare, i Soci saranno finalmente in grado di esprimere con obiettività il proprio voto.
Certo, per favorire la scelta e rasserenare il clima, sarebbe bello che gli attuali Vertici dessero un segnale chiaro della volontà di cambiare pagina e di volersi rimboccare le maniche. Noi ne proponiamo uno tra tanti, il più semplice e il più evidente: siccome il valore del titolo si è più che dimezzato, l'utile è calato e anche il dividendo, perché pure gli Amministratori della Capogruppo e delle Società controllate non si dimezzano i loro compensi, tanto quelli del 2008 che del 2009?!
Sarebbe davvero un gesto serio che tutti apprezzeremmo. Chissà, i sogni a volte si avverano!!
Avv. Prof. Gianpiero Samorì
Presidente Associazione BPER Futura